Dalla rete vengono molte novità che riguardano un pò tutta l’organizzazione umana, le imprese, gli individui, i gruppi
organizzati di qualsiasi tipo.
L’evoluzione naturale della rete ci ha portato a quel che, con un riferimento al linguaggio tipico dei programmi, viene detto il web 2.0.
Web 2.0, nella migliore delle sue definizioni, vuol dire “Organizzare l’intelligenza collettiva”.
Questa logica non è solo il sale del movimento Open Source che tanto ha modificato il tono e la realtà del mondo del software ma si configura come un paradigma general generico che, man mano che il tempo passa si adatta, e per così dire invade, nuovi domini e nuovi campi della vita di noi tutti.
Mi piace mettere in evidenza qualcosa che la stessa evoluzione del nostro gruppo ha reso credibile, prima, e reale per i membri di InnovatoriEuropei, cioè l’uso della rete e degli strumenti del web 2.0 per dare nuove strutture all’attività politica ed indicare, così, a questo mondo un pò polveroso e barocco, la via per un rinnovamento globale della sua vita associata.
Non è un mistero, infatti, che i tradizionali strumenti aggregativi, sezioni, cellule, organizzazioni territoriali in generale, sono in grande crisi e gli sforzi che si fanno per rivitalizzarli sembrano destinati al fallimento.
Eppure se si pensa a cosa è una sezione territoriale, a quali grandi limiti essa sia soggetta proprio dalla sua natura dovrebbero apparire, abbastanza semplicemente, le ragioni della sua crisi. 
Innanzitutto la natura territoriale forza le persone ad una condivisione troppo semplicistica, e direi anacronistica della vita
collettiva: si è costretti a stare insieme per una vicinanza fisica, abitativa quando si vive in un’epoca di globalizazione in ogni senso;
in secondo luogo, e questa è l’obiezione essenziale, il processo di formazione della volontà politica risente di problematiche personali, di capacità espositive e lideristiche molto più di quanto sarebbe necessario ed opportuno.
L’esperienza del nostro gruppo e, naturalmente quella di tante altre realtà simili, ci insegna che i concetti, le idee possono essere molto più approfondite e meditate usando strumenti aperti ed asincroni come è un gruppo di rete.
Ricapitolando il ragionamento:
a) La natura asincrona del gruppo non costringe alla classica riunione. Se non posso andarci, nel momento in cui avviene, la riunone semplcemente la perdo e questo comporta molti vincoli al corretto formarsi della volontà politica. Si potrebbe, quasi, dire che chi ha più tempo libero ha più possibilità di farsi largo nella società politica e bisogna riconoscere che questo non è certo un vantaggio. In un gruppo di rete, al contrario, le comunicazioni avvengono liberamente e ciascuno può prenderne visione quando e come può, rispondendo, se crede, o meno. Questo amplifica la partecipazione ed
aumenta le possibilità contributive di ciascuno.
b) Il fatto che le persone non si vedono spesso ma si confrontano semplicemente con le idee minimalizza il liderismo insito nel contatto personale. Una buona idea può essere espressa da qualsiasi persona, quale che siano i nostri (pre)giudizi su di essa e questo arricchisce la forza di un movimento politico che può riflettere senza emotività sulle cose. L’emotività, infatti, è una cattiva consigliera e non sempre le idee dette meglio sono quelle che veramente aitano il progresso e lo sviluppo di una comunità. Sembrano cose da poco ma non lo sono, basta rifletterci un pò.

Ora il PD in che modo pensa di utilizzare questo web 2.0 per strutturarsi come forza politica organizzata?Questa è la domanda che mi sento di porre, perchè la risposta ad essa ci dirà se sarà un partito moderno, nel senso buon del termine, o se al contrario sarà soggetto alle limitazioni del passato che tutti conosciamo.

Rocco Pellegrini

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