Il merito nelle Università italiane
marzo 10, 2008
E’ di questi giorni la notizia che una ricercatrice messinese, Federica Migliardo, ha ricevuto a Parigi uno dei premi l’Oreal-Unesco, riservati alle 15 ricercatrici più brave al mondo. Federica, ancorché non abbia ancora compiuto 33 anni, ha al suo attivo premi della società italiana di fisica, il premio per la miglior tesi di dottorato dell’istituto nazionale di fisica della materia, numerose borse di studio, oltre cento pubblicazioni.
Eppure questa scienziata, ambita dai laboratori di ricerca di mezza Europa, è stata scartata, due anni fa, dall’Università di Messina: il posto a concorso era quello di semplice ricercatore nel dipartimento di fisica, la Commissione ha motivato la decisione affermando che la candidata non sarebbe stata in possesso dei requisiti e delle capacità. E’ d’uopo la domanda conseguente.
Si intende intervenire nei meccanismi, più volte denunciati, che perpetuano le baronie e i concorsi dinastici nelle Università, introducendo, una volta per tutte, il concetto di merito?
Maurizio Salerno


marzo 17, 2008 at 10:20 am
Per favore, evitate di prendere questo caso come esempio di vittima di baronie…! E’ un tragico paradosso! Ci sono ben altre vittime. Tutta questa storia, di elezione mediatica di una eccellenza non riconosciuta, sarebbe comica se non fosse patetica. Il caso in questione è, invece, proprio l’opposto. L’esempio massimo delle baronie universitarie e di un sofisticato meccanismo di legittimazione formale di un progetto da tempo orchetsrato, di portare COMUNQUE in cattedra la ragazza, il più presto possibile. Il giudizio della commissione è stato, per una volta, onesto. Forse, i mezzi di comunicazione avrebbero dovuto interrogarsi su come mai fosse stato espresso un giudizio così duro, insolito nella prassi accademica, di lodare comunque anche i candidati scartati. Forse, c’erano motivi gravi, che occorrerebbe approfondire. Altrimenti, non accadrà più che dei docenti abbiano il coraggio di espriemere giudizi negativi, benché veritieri, sui candidati “in carriera”, fortemente patrocinati da colleghi potenti.
C’è qualche giornalista, e non solo, che vuole approfondire questa traccia, e si accontentano tutti della favola della giovane ricercatrice che deve migrare all’estero per ottenere giusti (!) riconoscimenti? Basta un premio de L’Oreal (!) e qualche invito al Festival della Scienza su segnalazione di qualcuno (proprio un festival, con la scienza ai popcorn), per credere brillante qualcuno? L’Italia è così malridotta?
aprile 5, 2008 at 10:04 pm
E’ paradossale e inquietante che l’Università di Messina, e la comunità dei fisici in particolare, venga attaccata così duramente per aver selezionato un valente ricercatore, formatosi in un piccolo gruppo di ricerca alla cui crescita ha contribuito notevolmente, al posto della figlia di un professore ordinario, la quale ha svolto la sua attività di ricerca all’interno del gruppo fondato dal padre e coordinato da un allievo dello stesso. E’ questo il vero scoop! Notiamo che risulta questionabile anche l’affermazione che la dottoressa Migliardo «ha avuto da laureanda l’idea di adattare un metodo della fisica della materia, lo scattering di neutroni, allo studio dei meccanismi di bioprotezione del trealosio» (Sole24Ore): come si evince dalle fonti bibliografiche, l’indagine sperimentale sulle proprietà bioprotettive del trealosio era un settore di ricerca già fruttuosamente avviato, con l’uso dello stesso metodo, all’interno del gruppo ben prima che la dottoressa Migliardo ne facesse parte.
La dottoressa Migliardo si è presentata ad un solo concorso, bandito sulla G.U. nr.38 del 13/05/2005.
Dagli atti ufficiali del concorso, consultabili presso il sito web dell’Università di Messina, http://ww2.unime.it/concorsi/concorsi05-2/Ric_FIS01_C.html risulta quanto segue.
2) Non risponde al vero l’affermazione che il candidato risultato vincitore avesse un decimo delle pubblicazioni dell’esclusa. Secondo gli standard internazionali, per pubblicazione scientifica si intende un lavoro apparso su una rivista scientifica certificata ISI Web of Science. Escludendo gli atti di congresso (che spesso sono duplicati o sintesi di lavori effettivamente pubblicati), i due candidati avevano all’incirca lo stesso numero di pubblicazioni. Tuttavia, il candidato vincitore aveva riportato un numero ben più cospicuo di citazioni e quindi si è reso autore di ricerche che la comunità scientifica internazionale ha valutato ben più interessanti, e degne a loro volta di essere menzionate nelle proprie pubblicazioni.
3) In una prova concorsuale i commissari devono valutare la qualità e la quantità dei titoli. Come si evince dagli atti ufficiali, la commissione ha ritenuto di valutare positivamente i titoli di entrambi i concorrenti. Al contrario, la dottoressa Migliardo ha riportato un giudizio negativo per quanto concerne le due prove scritte del concorso, giudizio espresso concordemente da tutti i componenti della Commissione. Il non aver superato in modo soddisfacente la prova scritta e l’esperienza di laboratorio ha ovviamente pregiudicato l’esito del concorso.