Università e ricerca
Febbraio 28, 2008
L’università’, in tutti i paesi industrializzati, e’ il motore dell’innovazione e della ricerca. Da un lato forma i futuri ricercatori, dall’altro offre strutture e mezzi non sempre disponibili nell’aziende private per studi ad altissimo livello tecnologico.
In Italia questo motore e’ fermo da molto tempo. La produttività scientifica del nostro paese, salvo rari settori di eccellenza internazionale, e’ per lo più marginale e la qualità della formazione alla ricerca e’ generalmente pessima.
I privilegi dei professori e dei componenti del governo accademico, una vera e propria moderna aristocrazia, frenano il ricambio generazionale e controllano nepotisticamente la successione all’interno del sistema universitario. In questo sistema la fedeltà alla cordata o l’appartenenza alla famiglia sono virtù più importanti della competenza, della creatività e del coraggio.
Il meccanismo di finanziamento dell’Università’ e’ funzionale a questo sistema di potere: la maggior parte dei trasferimenti statali, assegnati in base alle spese dell’anno precedente, costituiscono spesa corrente per la gestione degli uffici e stipendi. Gli scienziati di qualità, che nonostante tutto sono molti, trovano con grande difficoltà accesso a fondi adeguati per le loro ricerche.
Solo un sistema di finanziamento che eroga fondi personali finalizzati alla realizzazione di singoli progetti valutati da esperti di fama internazionale (come avviene ad esempio negli Stati Uniti) e’ in grado di scardinare il meccanismo perverso che governa l’Università’ italiana.
Il ministro Mussi ha introdotto un piccolo fondo per il finanziamento finalizzato alla realizzazione di specifici progetti di ricerca erogati a titolo personale al vincitore di un bando pubblico. Questo meccanismo, se i fondi sono assegnati da un comitato di esperti internazionali, libera il ricercatore dalle pastoie delle raccomandazione, delle cordate e delle amicizie politiche. Ma la quota di questi finanziamenti “finalizzati” rispetto alla spesa nazionale per la ricerca e’ ancora marginale e non puo’ influire sulle dinamiche generali dell’Universita’. Un’iniziativa lodevole, ma troppo poco.
Se verrà eletto si batterà per fare in modo che la maggior parte dei finanziamenti per la ricerca siano finalizzati alla realizzazione di progetti specifici e si abbandoni finalmente il metodo dei finaziamenti a pioggia? Si batterà per l’indipendenza dell’Università’ dalla politica e per assegnare i fondi per la ricerca in base a criteri piu’ oggettivi e trasparenti e al giudizio di un comitato di esperti internazionali?
Luca Neri

